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GRANDUCATO DI TOSCANA

Il Granducato di Toscana è una monarchia parlamentare di tipo federale, situata nell'area centrale della Penisola Italiana, affacciandosi sul Mar Tirreno ed estendosi a nord su una larga parte dell'Appennino Tosco-Emiliano.

Istituzioni del Granducato di Toscana

Il Granducato di Toscana, in virtù della Riforma Costituzionale del 1873, ha assunto un particolare tipo di assetto federale, che divide tutt'oggi la Toscana in ben dieci cantoni, l'ultimo istituito solamente nel 1946 con la Seconda Riforma Costituzionale dei Cantoni.

Gran Consiglio Federale dei Cantoni Toscani

Rappresentà il massimo organo esecutivo del Granducato di Toscana ed è composto da ben 10 membri eletti in maniera indiretta dai cittadini durante le consuete Elezioni Federali che si svolgono ogni quattro anni.

L'attuale Primo Ministro del Gran Consiglio Federale, la cui nomina è confermata dal Granduca, è il fiorentino Matteo Renzi (Partito Laburista Toscano).

Camera Granducale dei Cantoni Toscani

La Camera Granducale dei Cantoni Toscani è l'organo legislativo supremo del Granducato, composto da 600 membri (60 per ogni cantone) dopo la Riforma Costituzionale del 1946.

Le competenze della Camera Granducale riguardano l'elezione del Gran Consiglio Federale ed approva o meno le leggi presentate alla stessa Camera da quest'ultimo, l'elezione dei giudici federali e della legislazione supra-cantonale, oltre che a compiti di supervisione relativi al rapporto fra i vari enti federali.

L'attuale Presidente della Camera Granducale è il deputato Martina Nardi (Partito Laburista).

I Dieci Cantoni Toscani

La figura legale del cantone venne istituita solamente nel 1873, a margine della Prima Riforma Costituzionale dell'allora Primo Ministro Bettino Ricasoli, che inizialmente aveva teorizzato la nascita di ben nove entità federali.

Ogni cantone ha una propria costituzione, un proprio parlamento e governo e dei suoi organi giurisdizionali.

I cantoni hanno larghissima autonomia, rispondendo allo Stato Centrale solamente in materie quali l'istruzione, la sanità, rapporti con l'estero, militare e rete infrastrutturale, pur mantenendo la gestione di quest'ultima.

In virtù dell'ultima riforma costituzionale del 1946, i dieci attuali cantoni sono:

  • Firenze
  • Pisa
  • Pistoia
  • Prato
  • Siena
  • Livorno
  • Lucca
  • Arezzo
  • Grosseto
  • Arcipelago Toscano

Il Granducato ha altre realtà politico-amministrative che fanno parte dello stato federale; fra di essi:

  • Municipalità Cantonale Autonoma di Ca'Raffaello
  • Regione Amministrativa Speciale della Romagna Granducale

Storia del Granducato di Toscana

Il Congresso di Vienna e la ‘Primavera dei Popoli’ del 1848

A seguito della Restaurazione, il duca Ferdinando III d’Asburgo-Lorena riprese possesso dei territori precedentemente occupati dall’amministrazione napoleonica e al Congresso di Vienna riuscì ad ottenere l’annessione del Ducato di Piombino, dello Stato dei Presidi e la futura annessione del Ducato di Lucca, concedendo in cambio alcune exclave situate nella Lunigiana.

In contrasto alla politica restauratrice di altri stati, Ferdinando III governò saggiamente evitando le pulsioni assolutistiche e mantenendo gran parte della legislazione francese, vista quasi come un rafforzamento delle politiche ‘leopoldine’ concesse prima dell’invasione: grazie a ciò la Toscana evitò il proliferare delle società segrete e carbonare ed avviò una campagna di riforme e di lavori pubblici, specialmente con la bonifica delle paludi maremmane.

Alla sua morte, Ferdinando III lasciò in eredità al figlio Leopoldo II il regno, governandolo con le stesse abilità e presupposti del defunto padre, cosa che per esempio si riflesse sulla censura, una delle più morbide negli stati italiani, che permise a molti esponenti culturali e politici di altri stati di ottenere rifugio sicuro all’interno dei confini del Granducato di Toscana.

Nel 1848, sulla scia delle prime costituzioni concesse nei vari stati della penisola, anche Leopoldo II concesse la costituzione e fu promotore, assieme agli altri sovrani italiani, della campagna militare contro il Lombardo-Veneto e permise perfino l’elezione di alcuni deputati toscani nel parlamento della neonata Repubblica Romana: tuttavia la politica ultrademocratica del Primo Ministro Montanelli entrò in conflitto con il volere della corte che, in un primo momento, fu costretta a fuggire da Firenze per ripararsi su una nave britannica.

Alla notizia della fuga del granduca, venne composto un triumvirato partecipato dal Primo Ministro Montanelli, da Francesco Guerrazzi (che in seguito assumerà la carica di dittatore) e da Giuseppe Mazzoni, i quali proclamarono l’avvento della nuova Repubblica Toscana ma, grazie all’appoggio dell’Esercito e della Guardia Nazionale, il Municipio di Firenze arrestò Guerrazzi e proclamò una Commissione Governativa composta da uomini come Capponi, Ricasoli, Luigi Serristori, Torrigiani e Capoquadri.

Con la deposizione della repubblica, da Firenze si invocò il ritorno di Leopoldo II, che aveva a sua volta chiesto l’appoggio delle truppe austriache per riappropriarsi del granducato e sopprimere alcune città ribelli al governo fiorentino come Pisa, Lucca e Livorno, governata da una giunta mazziniana e pesantemente saccheggiata e punita dalle truppe del d’Aspre, il quale aveva assunto il comando dell’Esercito del Granducato, che poi marciarono su Firenze, assumendone il comando e proclamando lo stato d’assedio: in accordo con d’Aspre, Serristori sciolse il governo cedendo i poteri a Baldasseroni, garantendo il rientro del granduca a Firenze.

La disfatta sarda del 1859 e il rafforzamento del Granducato

Dopo il rientro di Leopoldo II a Firenze, il quale concesse l’amnistia e commissionò alcuni manufatti per ricordare i caduti durante la campagna lombarda, l’occupazione austriaca continuò (almeno fino al 1855) ed il Granducato fu sempre più vicino alle posizioni reazionarie di Francesco Giuseppe, il quale si ritrovò nuovamente in guerra contro il Regno di Sardegna già nel 1859, anno che rappresentò per la Toscana nuova instabilità politica, condita dalla richiesta di Vittorio Emanuele II di entrare al suo fianco nella guerra e, al rifiuto espresso da Leopoldo II, l’insurrezione di Firenze (dopo aver già disconosciuto la Costituzione del 1848) che decise di appoggiare i sardi nel loro tentativo di liberare la penisola italiana: con la sconfitta sabauda nei confronti dell’Austria, Leopoldo II finì per reprimere tutte le proteste e le sommosse filo-sarde ed ottenne il prezioso contributo del reggimento di dragoni ‘Granducato di Toscana’, corpo donatogli dal cugino Francesco Giuseppe.

Nell’Aprile del 1860, Leopoldo II venne ucciso da un attentato ad opera della sezione toscana della Giovine Italia, causando l’avvicendamento al trono del giovane figlio Ferdinando IV, che si insediò nel maggio del ’60 e, con il suo discorso, promise un allentamento della repressione ed una maggiore autonomia rispetto alle decisioni del suo zio di secondo grado Francesco Giuseppe, incorporando così il reggimento dei dragoni all’Esercito del Granducato e riorganizzando la Guardia Nazionale: ad accompagnarlo nel suo intento rinnovatore fu Bettino Ricasoli, soprannominato il Barone di Ferro, che adottò una linea politica liberale, concedendo maggiori libertà e chiamando alla costituzione di una commissione per redigere il testo di una nuova costituzione, la quale sarà promulgata nel 1861, garantendo al giovane Ferdinando grande popolarità ed un nuovo entusiasmo per l’istituzione del granducato. Ricasoli riuscì nel suo intento di ammodernare il granducato, con l’apporto di ricette economiche liberali che favorirono l’afflusso di capitali stranieri, garantendo una rapida industrializzazione ed un riammodernamento delle linee ferroviarie, oltre ad un’eroica bonifica dei territori paludosi toscani fra cui la Maremma e pertanto alla riconsegna ai contadini di grandi terreni coltivabili: grazie a Ricasoli, il Granducato assunse una forma di tipo federale dopo la riforma dello stesso Ricasoli alla Costituzione Granducale del 1873, costituendo i cosiddetti ‘10 Cantoni Granducali’ che erano riconosciuti dalla Costituzione ed avevano come capoluoghi rispettivamente Firenze, Siena, Lucca, Pisa, Livorno, Arezzo, Pistoia, Prato ed Empoli.

I cantoni avevano propria autonomia e costituzione, rispondendo allo Stato Centrale solamente di questioni quali istruzione, sanità, diplomazia, militare e rete infrastrutturale (nonostante la gestione rimane tutt’oggi questione interna dei singoli cantoni: la forma federale garantì la riduzione del potere centrale, elevando la figura di Ferdinando IV a quella di sommo rappresentante del Granducato, che intanto aveva stabilito anche la creazione di un parlamento unicamerale, la Camera Granducale dei Cantoni Toscani, la quale prevedeva la nomina da parte del Granduca su consiglio del Primo Ministro prima, e l’elezione su suffragio ristretto maschile poi, di ben 400 deputati, i quali rappresentavano in maniera equa tutti i cantoni toscani.

Ricasoli, riconosciuto da tutti come padre nobile del nuovo Granducato di Toscana, spirò nel 1880, e fu succeduto dal suo delfino Giuseppe Toscanelli il quale, assieme ad Ubaldino Peruzzi e ad Enrico Poggi, governò il Granducato seguendo le orme del suo illustre predecessore, garantendo la preservazione delle istituzioni toscane ed il controllo da parte del Partito Liberale fino al 1891, anno in cui lo stesso Toscanelli morì, lasciando spazio alle giovani leve del Partito Liberale come Sydney Sonnino: il nuovo Primo Ministro, di origine ebraico-inglesi, si fece promotore di una più proficua stagione di riforme intrapresa durante l’interregno politico retto da Toscanelli e mise mano immediatamente al diritto di voto, garantendo una sempre più marcata estensione ai maschi lavoratori fino al raggiungimento del suffragio universale maschile nel Marzo del 1901.

Oltre alla riforma del diritto di voto, Sonnino stabilì il primo sistema pensionistico a ripartizione del Granducato e l’orario massimo di 10 ore lavorative, rafforzò le leggi contro il lavoro minorile stabilendo innanzitutto un primo meccanismo di istruzione primaria totalmente gratuito (Riforma Taddei 1910) e pose le basi per il primo sistema sanitario partecipato dalla struttura statale (1912): grazie a queste riforme il supporto per il Partito Liberale rimase ampio ed anche la figura di Ferdinando IV ne usciva rafforzata, segno di grande fiducia e di speranza in un futuro che invece riservò grossi guai all’Europa.

La Prima Guerra Mondiale e l’instabilità toscana

Con l’attentato all’Arciduca Francesco Ferdinando, l’Europa intera venne trascinata in una guerra che vedeva Austria e Germania unite nella lotta contro Regno Unito, Francia e Russia: alla notizia della morte del vicino parente e allo scoppio delle ostilità che vedevano coinvolta anche la sua Casa Madre, Ferdinando IV morì di crepacuore, affidando il Granducato al suo figlio maggiore, Leopoldo Ferdinando d’Asburgo-Lorena, il quale proclamò solenne neutralità, scongiurando l’intervento toscano nel primo conflitto mondiale, che garantì alla Toscana una grande crescita economica dovuta dall’aumento delle commesse da parte degli stati in guerra: Sonnino si fece promotore della linea della più completa neutralità ed ottenne grandi risultati in campo economico e sociale, potendo così stabilire le basi per la Prima Riforma Agraria (1915) del Granducato di Toscana la quale era stata estesa a tutti i cantoni, causando una lunga bagarre che porterà poi all’approvazione del testo.

Sonnino era interessato infatti a mantenere intatto il controllo dell’elettorato contadino, sempre più contesto dall’avanzata delle idee anarchiche e socialiste, le quali avevano come destinatari proprio le fasce meno agiate del Granducato di Toscana: con la sconfitta degli Imperi Centrali del 1918 e la conseguente disfatta asburgica, Leopoldo Ferdinando rimase l’unico Asburgo-Lorena in carica su un trono d’Europa e sotto di esso trovarono rifugio molti suoi co-sanguinei, alimentando il malumore generale per la popolazione che mal gradiva la presenza di appartenenti al ramo principale degli Asburgo-Lorena.

Oltre alla presenza di nuovi personaggi nella corte granducale, vennero a mancare soprattutto i lauti guadagni generati dalle industrie toscane durante la Prima Guerra Mondiale, causando una grave crisi finanziaria creata da debiti generati dal settore privato per l’espansione delle proprie capacità produttive, in alcuni casi mettendo in pericolo il delicato equilibrio economico che era garantito invece dalle commesse prima affidate dai vari stati europei: tra il 1919 ed il 1921 gravi disordini investirono i principali centri industriali della nazione, portando a numerosi scioperi, oltre che a serrate ed occupazioni di varie fabbriche, in special modo nella zona del Pratese, che divenne lo zoccolo duro del Partito Socialista Toscano, il quale era nato alla fine degli anni ’80 del secolo precedente e che aveva iniziato a prendere piede innanzitutto nella zona del Grossetano.

Tra i leader del Partito Socialista Alceste de Ambris, originario della vecchia provincia di Massa e Carrara, Ilio Barontini, Ersilio Ambrogi ed altri esponenti che avevano fomentato la lotta operaia di quel tempo: in quegli anni si consumò anche la frattura dello stesso Partito Socialista Toscano che, per volontà dell’ala oltranzista del PST, partorì il Partito Comunista Toscano, al quale aderirono subito Barontini, Ambrogi ed altri dirigenti fedeli alla nuova linea dettata da Lenin in seno alla Terza Internazionale.

I disordini sindacalisti, socialisti e comunisti furono il pretesto per la creazione di un movimento fortemente lealista verso la figura del Granduca Leopoldo Ferdinando, ossia il Partito della Preservazione Granducale, guidato dal Conte Costanzo Ciano e partecipato dal figlio Galeazzo oltre che alla figura carismatica di Alessandro Pavolini, acceso oppositore dei sindacati e dei partiti socialisti e marxisti: nel 1922 Leopoldo Ferdinando conferisce nuovamente a Sydney Sonnino l’incarico di governo, nonostante il Partito Liberale rappresenti solamente 1/3 dei 400 deputati eletti, che invece rispondono in parte al nascente Partito Democratico Cristiano guidato dal giovane Giovanni Gronchi (che aveva ottenuto grande popolarità fra la piccola borghesia e dalle leghe contadine della Bassa Maremma) ed in larga parte al Partito Socialista Toscano di de Ambris, lasciando una minima parte ai comunisti e ai preservatori.

Sonnino inaugura così l’epoca dei governi di larghe intese, coadiuvando una maggioranza con i Democratici Cristiani ed i Lealisti Granducali, mantenendo il Partito Liberale come perno della coalizione: la coalizione regge fino alla fine della legislatura nel 1926, anno in cui Sydney Sonnino decede e le nuove leve del Partito Liberale avanzano, non riuscendo però a colmare il vuoto lasciato dalla grandezza di Sonnino, e de facto lasciando ai Democratici Cristiani la leadership del governo, il quale fu quindi affidato a Giovanni Gronchi e che sarà partecipato dagli stessi partiti di governo della precedente legislatura, cosa che porterà ad affidare a Pavolini il Ministero degli Affari Interni sotto il quale il governo adotterà una sofisticata politica di repressione dell’estremismo di sinistra e ad una certa stabilità interna che permetterà a Gronchi di registrare grossi risultati a livello economico e sociale, lasciandosi alle spalle la crisi dei primi anni ’20 fino a quando, nel 1929, la Borsa di New York sprofonda nel baratro, causando a Gronchi una nuova grossa crisi che lo porterà, nel 1930 ad una disfatta elettorale, seppur contenuta dal crollo verticale del Partito Liberale.

Nel 1930, Leopoldo Ferdinando concede nuovamente a Gronchi di formare il nuovo governo che, a sorpresa, sarà partecipato per la prima volta dal Partito Socialista Toscano, avviando una nuova fase delle larghe coalizioni governative: con i socialisti al governo, rappresentati da de Ambris, la Toscana vivrà una nuova fase riformatrice, con l’istruzione e la sanità come primi settori sottoposti alla modifica, che rendono obbligatoria la scuola primaria e consentono l’accesso alla scuola secondaria, costituita come un ciclo unico di 6 anni scolastici, dopo i 5 della scuola primaria; d’altro canto la Sanità Pubblica vivrà una nuova vita, garantendo l’assistenza minima di base a tutti i cittadini ed ampliando la rete ospedaliera nazionale.

Gronchi avvierà anche un nuovo programma di investimenti pubblici destinati all’ammodernamento infrastrutturale della Toscana, con la costruzione di nuovi ponti, delle prime autostrade, insieme ad acquedotti e nuove strutture portuali: grazie all’applicazione delle teorie keynesiane, sviluppate di pari passo con gli Stati Uniti di Franklin Delano Roosevelt, la Toscana conobbe una fase di ricrescita economica a cui seguirono legislazioni più progressiste in materia di diritti sociali quali l’istituzione della giornata lavorativa da 8 ore, la nascita di enti previdenziali partecipati dallo Stato ed altre concessioni come le ferie retribuite per i lavoratori, con uno sviluppo repentino del settore turistico, in special modo quello della Versilia e dell’Isola d’Elba.

Al termine della legislatura, il Partito Socialista di De Ambris raggiunge il massimo risultato storico e nel 1934 diviene il primo partito politico dell’arco parlamentare toscano: de Ambris morirà proprio nell’anno di massima popolarità del PST, che mancherà di capitalizzare la maggioranza accomodandosi nuovamente nel Gronchi III, che proseguirà nei suoi disegni di riforma, questa volta affiancato da Gaetano Pieraccini, nuovo leader del PST proveniente dall’ala più riformista, a cui aveva aderito anche Piero Calamandrei assieme ad una schiera di socialisti liberali non marxisti che si erano fatti largo nel partito stesso.

Nel 1935 il Granduca Leopoldo Ferdinando muore, creando una crisi dinastica all’interno della Corte Granducale, risolta solo dall’ascesa al trono del terzo fratello Pietro Ferdinando, visto il rifiuto di Giuseppe Ferdinando, secondo fratello dello stesso Leopoldo, il quale sarà ricordato come il sovrano ‘della normalità’; nel mentre Gronchi ed il Partito Democratico Cristiano guideranno altri due governi grazie alla coalizione con i socialisti fino a quando, nel 1942, con l’operazione Alarico, la Germania dichiarerà guerra alla Toscana che, non preparata alla guerra, si arrenderà alla Wehrmacht e al Generale Kesserling, che istituiranno un protettorato militare necessario a controllare l’Isola d’Elba e la costa toscana per il controllo dei traffici nel Mediterraneo Nord Occidentale.

Tra gli eroi della Resistenza contro l’occupazione tedesca spicca il Generale Randolfo Pacciardi, ufficiale di alto grado dell’Esercito Granducale e fervente repubblicano allo stesso tempo, che guiderà la sua guerriglia sugli appennini tosco-emiliani mentre il governo legittimo fu costretto a lasciare Firenze per Londra, residenza anche di Pietro Ferdinando e della sua famiglia mentre Kesserling proclamerà la nascita del Principato Asburgico di Toscana guidato dai discendenti del ramo secondario degli Asburgo-Lorena di Toscana con la figura di Leopoldo, secondo figlio di Leopoldo Salvatore, Principe di Toscana: solamente nel 1944, con l’avanzata del Generale Clark della VI Armata, la Toscana riotterrà la sua libertà vedendo il rientro di Pietro Ferdinando e del legittimo governo toscano in esilio che però dovrà fare i conti con le forze della Resistenza, fra cui il Partito Comunista ed i repubblicani che nel 1943 fondarono la Repubblica Partigiana di Montevarchi guidata da una giunta di comunisti e repubblicani mista.

La Guerra Fredda e la Toscana nel Mondo Post-Sovietico

Nel 1945 il Comitato di Liberazione Nazionale, proclamato da Pacciardi nel 1942, fu l’organo principale del dopoguerra toscano fino a porre in discussione la reale forza del governo presieduto da Gronchi che era fuggito verso Londra: negli Accordi di Piombino il CLN ed il Governo Gronchi decisero di preservare la Costituzione Cantonale mantenendo l’assetto federale ma di concedere un referendum sul futuro dell’istituzione del Granducato da effettuarsi nel 1946 (assieme alla convocazione delle Elezioni Generali), che vide la preservazione del Granducato con il 68% dei voti, confermando la fedeltà a Pietro Ferdinando; oltre alla forma dello stato il CLN ed il Governo Gronchi si accordarono per la partecipazione della Toscana al Piano Marshall.

Con le Elezioni Generali del 1946 il Partito Democratico Cristiano, ora denominato Partito Popolare Toscano e posto sotto la guida della nuova dirigenza di Amintore Fanfani, gli emigrati Giorgio La Pira e Paolo Emilio Taviani e l’onnipresente Giovanni Gronchi, si confermerà come primo partito del Granducato e grande popolarità assumerà anche il Partito Repubblicano guidato dal Generale Pacciardi mentre il PSI ed il PCI subirono una leggera flessione data dal loro rifiuto di accedere agli aiuti americani del Piano Marshall, causando la frattura fra i socialisti non marxisti di Calamandrei che fondarono il Partito d’Azione Democratica, mentre il Partito di Preservazione Granducale, guidato da Galeazzo Ciano e Alessandro Pavolini, si trasformò nel Polo Patriottico Toscano, raccogliendo tutti i nazionalisti e gli irredentisti toscani.

Durante la cosiddetta ‘transizione’, il Granduca Pietro Ferdinando muore nel 1948, con l’ascesa al trono del figlio Goffredo, figura mite e popolare soprattutto per la sua volontà di cooperare come aviatore con gli Alleati durante la campagna aerea sulla penisola italiana contro la Wehrmacht.

Sempre nelle riforme del dopoguerra, la Camera Granducale dei Cantoni Toscani fu aumentata da 400 a 600 deputati e l’Arcipelago Toscano ricevette uno status autonomo simile a quello degli altri 9 cantoni, con il distaccamento di questo dai Cantoni di Livorno e di Grosseto; il Partito Popolare Toscano, in una coalizione assieme al Partito Repubblicano ed il Partito d’Azione Democratica, firmò l’adesione al Patto Atlantico e, nel 1951, dopo una nuova vittoria della coalizione che confermò come Primo Ministro Paolo Emilio Taviani, firmò gli accordi europei della CECA, ponendo la Toscana fra i paesi fondatori dell’Unione Europea futura.

Per più di un ventennio la coalizione mantenne il suo potere alternando alla carica di Primo Ministro prima Taviani e poi la Pira, con la successiva affermazione del popolarissimo Randolfo Pacciardi per circa un decennio, in cui il Partito d’Azione Democratica confluirà nello stesso Partito Repubblicano, che dagli anni ’70 in poi sarà guidato da Giovanni Spadolini, che preserverà l’alleanza con il Partito Popolare e con Amintore Fanfani in particolare, che inizierà un periodo di riforme sociali ed economiche volte a rendere competitivo il mercato toscano nel mondo, oltre che a mantenere l’equilibrio di bilancio.

Gli anni ’70 sono anche il teatro dello scontro fra il mondo sindacale ed il governo, reo di non garantire ai lavoratori adeguati diritti e di aver ridotto pesantemente i finanziamenti alla sanità pubblica ma anche agli enti previdenziali: furono gli anni della riscossa per il Partito Comunista che sotto la segreteria di Adalberto Minucci riuscì ad ottenere il 14% alle Elezioni Cantonali del 1974, ponendo l’interrogativo al nuovo governo di Amintore Fanfani di stabilire una nuova alleanza oltre a quella già rodata con il Partito Repubblicano: dal Polo Patriottico Toscano la proposta è dell’erede di Pavolini e Ciano ossia Indro Montanelli, giornalista e politico già membro della Camera Granducale dei Cantoni come Indipendente ed ora alla guida del PPT, che nelle elezioni del 1974 ottiene l’8%, andando a formare il nuovo ticket di governo con Spadolini e Fanfani.

Con Montanelli, il PPT aveva assunto una natura conservatrice, pur mantenendo formalmente l’irredentismo toscano come ideologia fondante, ed aveva appoggiato le politiche governative relative alla riduzione della spesa corrente e ad una maggior liberalizzazione del mercato del lavoro dalle colonne dell’Indipendente; nel 1978 l’alleanza tiene ancora mentre la Toscana scopre il caso della Loggia Massonica ‘Ricasoli’, guidata dal venerabile Licio Gelli, dapprima reduce della Seconda Guerra Mondiale e successivamente sempre nell’orbita della struttura parallela nascosta della NATO ‘Gladio’, che, secondo gli atti della Procura Granducale di Lucca, comprende molti uomini politici, industriali e terroristi del Fronte Nazionale Rivoluzionario che avevano compiuto piccoli attentati nella zona del pisano ed erano rappresentati dall’empolese Mario Tuti.

Lo scossone generato dalla Loggia ‘Ricasoli’ fa traballare l’alleanza che però, nel 1982, regge e viene guidata dal ritorno al governo del Generale Pacciardi, visto come unica figura di unità nazionale oltre a quella del Granduca Goffredo che si spegnerà nel 1984 lasciando il posto al Granduca Leopoldo Francesco, che a soli 42 anni diverrà il nuovo Capo di Stato del Granducato.

Con la cosiddetta ‘reggenza’ di Pacciardi, la Toscana entra negli anni ’90 con la nomina a Primo Ministro di Carlo Azeglio Ciampi, simpatizzante del Partito Repubblicano ed affermato economista toscano che adatterà il sistema fiscale e monetario ai nuovi trattati europei sottoscrivendo Maastricht nel 1992 ed affrontando la questione dello SME: di Ciampi è la prima riforma volta a trasformare il sistema pensionistico toscano da un sistema a retribuzione ad uno di capitalizzazione, alleggerendo lo sforzo pubblico nella tutela dei diritti pensionistici.

Sua è anche la riforma fiscale che alleggerisce il peso contributivo sul ceto medio e sulle aziende esportatrici, garantendo allo stesso tempo un’alta competitività toscana sui mercati europei e mantenendo la politica di accortezza relativa ai bilanci pubblici da sempre marchio dei governi di coalizione dagli anni ’60 in poi. Con il governo di Ciampi arriva anche l’intervento al fianco degli alleati occidentali nell’operazione ‘Desert Storm’ del 1991, dove viene impiegato il reggimento meccanizzato ‘Granducato di Toscana’ ed il 2° Squadrone Aereo ‘Asburgo’, garantendo alla Toscana il riconoscimento da parte degli alleati statunitensi, a capo dell’operazione stessa.

Ciampi guida la coalizione fino ai primi anni 2000, dove si concretizza l’entrata nel sistema della moneta unica europea denominato Euro (€) nel 2002 e la riforma del mercato del lavoro operata da Lamberto Dini, il quale diventerà Primo Ministro col sostegno della Große Koalition formata dal Partito Popolare e dal Partito Repubblicano, che però vivono un momento di forte crisi d’identità dovuta alla dipartita dei leader storici Spadolini e Fanfani.

La sinistra invece, da sempre all’opposizione nel dopoguerra, crolla sotto i colpi del Muro di Berlino e si reinventa, ponendo fine alla scissione del 1921 ed unendosi nel moderno Partito Laburista, ricollocato su posizioni social-democratiche e liberali e ora guidato da Fabio Mussi, Vannino Chiti e Rosaria Bindi: solamente con le Elezioni Cantonali del 2006 il Partito Laburista riuscirà finalmente ad imporsi come forza fondamentale per la formazione del nuovo governo presieduto dall’indipendente vicino al Partito Laburista Riccardo Nencini, il quale rappresenterà il Primo Ministro di un governo comprendente una forza di sinistra dal 1942. Con le elezioni del 2010, il governo di larghe intese presieduto da Nencini viene mantenuto fino al 2013, quando Matteo Renzi, già Presidente del Consiglio Cantonale di Firenze assume la segreteria del Partito Laburista ed ottiene le dimissioni della vecchia dirigenza, coinvolta da una vera e propria rottamazione interna a cui si sostituisce una dirigenza tutta rinnovata composta da Renzi stesso, Luca Lotti, Andrea Romano, Alessia Rotta, Andrea Marcucci e Maria Elena Boschi.

Nelle Elezioni del 2014 il Partito Laburista registra un vero e proprio exploit con l’elezione di Matteo Renzi alla carica di Primo Ministro di un governo guidato dai laburisti e sostenuto dal Partito Repubblicano dell’ammiraglio De Falco e dal Partito Popolare Italiano del segretario Guglielmo Picchi; il 2014 è anche l’anno dell’exploit del Movimento No Euro dell’economista accademico Alberto Bagnai, il quale ottiene il 17% e si colloca stabilmente all’opposizione assieme al Polo Patriottico Toscano della giovane Susanna Ceccardi, che ha abbracciato visioni euroscettiche e lotta contro l’islamizzazione e l’immigrazione che coinvolgono la Toscana.

Nel 2016 il Granduca Leopoldo Francesco è costretto ad abdicare dopo alcune complicazioni relative alla sua salute ed il figlio maggiore Sigismondo ascende al trono, preservando la tradizione granducale e la linea dinastica degli Asburgo-Lorena, ormai perfettamente integrati nel tessuto politico e culturale toscano.

granducato_di_toscana.txt · Ultima modifica: 2021/04/01 20:19 da fchessa