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Il Marchesato di Caravaggio è un'autonomia del Ducato di Milano.

Storia

Antico feudo del milanese, la Credenza di Sant'Ambrogio lo rielevò a “Onorevole Città” nel 1850. Nel 1860, in preparazione all'istituzione del Polo lombardo dell'Impero Austriaco, dopo la decisione di assegnare il governo ai Visconti, si decise sui consiglio dei Medici di Marignano di compensare dando agli Sforza, la seconda famiglia più importante del Ducato, questo ex feudo. Nel 1866 con Decreto dell'imperatore viene ufficialmente elevato a Marchesato Sovrano.

I primi anni, sotto la Marchesa Teresa, furono illuminati: Contribuì infatti alle opere pie del Santuario e istituì la Scuola Giannetta, con l'obiettivo di istruire il popolo e dargli poi più potere. Ma nel 1874 il tutto finì con la morte di Teresa: Il nipote Muzio, non concorde con l'azione della nonna, decise invece di usare il Marchesato come mero rifugio per i beni della famiglia, andando a vivere a Pagazzano, ma riuscì ad estendere l'egemonia caravaggese oltre i confini, arrivando a Treviglio, Bariano, Calvenzano e Brignano. Caravaggio era quindi, paradossalmente, sia il territorio più ricco di Milano, grazie alle ricchezze familiari, ma anche il più povero, poiché la popolazione era prettamente in povertà ed assistita dalle opere pie.

Nel 1890, poco dopo la maggiore autonomia a Milano, Muzio muore ed è sostituito dalla nuora Libuše, di origini boeme. Tuttavia quest'ultima muore nel 1891, senza nemmeno aver visitato la Marca, che viene dunque concessa a un ramo collaterale della famiglia. Dal 1892 al 1902 governa la marchesa Maria Bona, fortemente cattolica e nota per le sue strette politiche conservatrici. Le succede il figlio Michelangelo, che governa durante i difficli anni dell'indipendenza milanese: Muore infatti nel 1920, poco dopo aver concesso l'Atto di Devoluzione, che aumentò i poteri dei consigli a proprio scapito.

Succede la figlia Bianca Maria, che dà una forte spinta industriale ed imprenditoriale che permette al Marchesato di crescere oltre le ricchezze della famiglia Sforza, ricchezze che per varie ragioni calano durante il periodo marchionale di Bianca Maria. Nel 1948 abdica e viene sostituta dal nipote Gianpaolo Ambrogio, che avvia un grande e funzionale progetto di ristrutturazione delle finanze familiari. Muore per poliomielite nel 1950 e viene sostituito dal fratello Francesco, che nel 1955, in seguito all'emissione degli Statuti Generali, concede gli Statuti Particolari, ossia la locale Costituzione, questa volta irrevocabile. Muore nel 1961, senza eredi.

Nel 1962 si trova un erede, un nipote naturale di Michelangelo, buon imprenditore, chiamato Domenico. Trentottenne, viene nobilitato dal Duca, col nome di Giovanni Paolo III, e fatto sposare con un'altra lontana esponente degli Sforza per rafforzare il legame con la famiglia. Nativo di Calvenzano, visse poco a Caravaggio, tuttavia ristrutturò sia il patrimonio familiare, che venne aumentato esponenzialmente e messo a disposizione della cittadinanza, sia la legislazione, che, pur nel conservatorismo sociale non condivido dal Marchese, aprì ad attività industriali ed economiche. Il Patrimonio passò dall'equivalente di 10 milioni di Euro a più di un miliardo, il Marchesato raggiunse tassi di povertà e disoccupazione bassissimi e la società progredì, tant'è che disse al Duca, facendogli una carezza, “ho preso un Paese dei secoli bui e l'ho portato a metà del ventesimo secolo. Tu lo porterai nel nuovo millennio”.

Alla sua morte nel 1993 la figlia, Teresa Colomba, sale al trono portando avanti politiche di continuità con quelle paterne: Nel 2001 cede il controllo del patrimonio di famiglia al secondogenito Marino, poi condannato per corruzione e sostituito dalla sorella Bianca, mentre nel 2008 il Marchese Ereditario Gianpaolo prende i poteri ordinari, che usa per avviare varie riforme organizzative, l'ultima approvata nel 2018.

Istituzioni

Cultura

marchesato_di_caravaggio.txt · Ultima modifica: 2019/11/01 22:45 da sciking